CCNL Elettrici
05 Feb 2010
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La percezione di scivolare verso il basso è un clima di opinione diffuso; il sentimento di declino che accompagna le prospettive sul futuro, con una strisciante e pervasiva rassegnazione, grava anche sul clima del rinnovo contrattuale. Le Aziende si dichiarano in difficoltà, calano i consumi di energia, ma a fine anno è il saldo con l’estero (differenza dic2008/dic2009) che chiude in calo dell’8,1% ed anche i punti di picco vedono maggiormente penalizzata, non la produzione italiana ma, l’importazione estera. Allora, come si usa dire, la domanda sorge spontanea: una quantità inferiore importata dall’estero non riduce la dipendenza e rende più salde le aziende italiane? Da sette mesi ben oltre cinquantamila dipendenti (delle circa 130 aziende, comprese le multiutility) stanno attendendo il rinnovo contrattuale. Le Associazioni Datoriali, ritenendo le proposte sindacali come anacronistiche ed incentrate sull’assistenzialismo, intendono focalizzare le contrattazioni sulla riduzione dei costi che le aziende devono sostenere, ma vediamo l’andamento di alcuni indicatori tipici della forza lavoro: Cosa è successo dall’ultimo contratto (2005)? Forte calo delle assunzioni: occupazione in diminuzione di oltre il 13 % ed età media aumentata di quasi un anno (44 anni) Aumenta il carico di lavoro: le ore di straordinario aumentano di quasi il 9%. Se, come si vuol far intendere, mancano i soldi (nelle imprese) per adeguare gli stipendi, se manca energia in Italia e addirittura si vuole tornare alla costruzione di centrali nucleari per aumentare la produzione: allora, perchè gli utili delle grandi aziende vengono impiegati in investimenti all’estero? Si vuol forse costruire centrali all’estero e poi far riacquistare l’energia all’Italia? Perchè non c’è nessuna proposta di investire, gli stessi soldi (in Italia), in un grande progetto d’intesa nazionale per il potenziamento elettrico (rete ed esercizio) che darebbe lavoro anche a tanti lavoratori dell’indotto? Forse un piano del genere “giustificherebbe”, agli occhi dei Lavoratori, il sacrificio di parte dell’adeguamento dello stipendio (al costo della vita), in caso contrario è difficile spiegare perchè un lavoratore italiano debba impoverirsi per consentire alle aziende di giocare a “monopoli”, all’estero, con i profitti da lui prodotti. La Segreteria Nazionale
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